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LA RI-NASCITA DEI BAMBINI E RAGAZZI NEL POST-COVID (28/02/21)

Nei mesi del lockdown dovuto all’emergenza Coronavirus, gli insegnanti, gli attori sociali ed educativi presenti nelle comunità, hanno cercato in molti casi di dare continuità allo sviluppo e all’apprendimento dei bambini e ragazzi, attraverso l’utilizzo delle tecnologie e la didattica a distanza.

Questi sforzi, tuttavia, non possono sostituire l’azione educativa che si fonda sulla RELAZIONE, sull’ACCOGLIENZA e sull’organizzazione della vita dei bambini e degli adolescenti giorno dopo giorno. Un’azione educativa diretta che è necessario riprendere, con le dovute misure di sicurezza, il prima possibile.

Sono ormai tante le voci di esperti in ambito pedagogico e clinico che lanciano un allarme rispetto alle condizioni di reclusione degli adolescenti, che rischiano di determinare un costo altissimo per il loro sviluppo e la loro crescita.
Un altro processo a cui stiamo tutt’ora assistendo riguarda l’aggravamento delle condizioni di vita di quei bambini e ragazzi che già prima della pandemia vivevano in condizioni di particolari fragilità: bambini e ragazzi con disabilità, bambini e ragazzi che si trovano fuori famiglia in contesti comunitari, bambini e ragazzi che hanno genitori a distanza (detenuti o separati), o che vivono in nuclei familiari conflittuali.


Ci vuole un intervento educativo diffuso di ri-nascita, centrato sull’ educazione e l’autoeducazione, non una terapia ulteriormente isolante. Queste necessità di oggi portano alla mente J. Itard che, alla fine del ‘700 cerca di rieducare un bambino trovato selvatico nelle foreste francesi. Itard, che era un medico, gli propone didattica, non terapia. E il ragazzo risponde subito. Nasce con Itard in Europa la pedagogia “speciale” intesa come dedicata “al bambino”. Quindi l’educazione diventa un fatto prioritario e sociale, che va fatto insieme.

Dobbiamo confidare nel super potere dei bambini, nella loro resilenza ai traumi, assai migliore di quella di noi adulti, perché più spontanea. Loro per esempio sanno distrarsi, noi facciamo più fatica. Ecco perché noi della Scuola Gioiosa siamo contrari a proporre una specie di collettiva psicoterapia del lutto e della risurrezione. Sarebbe ammalarli doppiamente considerandoli incapaci di risorse interiori, con ricettari terapeutici “da adulti”, che abbassano il loro “io-bambino”.

I bambini non hanno bisogno del “to cure” ma dell’ “I care” donmilaniano. Non curarli, ma prendersi cura di loro, sviluppando i loro tanti antidoti resilienti, ri-offrendo loro ottimismo e volontà con un approccio realistico agli eventi del covid, per rielaborare cosa è successo. Quindi ci vuole una prioritaria attività educativa, non terapeutica.

“Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande: I CARE. … Me ne importa, mi sta a cuore.” (Don L. Milani)